Microplastiche in mare: come vengono analizzate in laboratorio
L’inquinamento da microplastiche in mare rappresenta una delle sfide ambientali più importante ad oggi. Queste minuscole particelle di plastica si disperdono negli oceani, minacciando l’ecosistema marino e di conseguenza la salute umana.
In questo articolo analizzeremo come le microplastiche in mare vengono studiate e analizzate in laboratorio attraverso tecnologie avanzate e strumentazioni da laboratorio.
Da dove proviene la plastica nei mari?
Esistono due tipo di fonti per la plastica nei mari: la plastica primaria e quella secondaria. Le microplastiche primarie sono prodotte intenzionalmente per usi industriali, come i granuli di plastica utilizzati nella produzione di cosmetici e prodotti per la pulizia. Le microplastiche secondarie, invece, derivano dalla degradazione di oggetti più grandi, come bottiglie, sacchetti e reti da pesca, che si frammentano a causa dell’esposizione ai raggi UV, alle onde e agli agenti atmosferici.
Un’altra fonte di plastica nei mari sono le fibre sintetiche rilasciate durante il lavaggio dei tessuti in poliestere, nylon e acrilico. Queste microplastiche entrano nei sistemi di scarico e, se non filtrate, finiscono nei mari.
Effetto sull'ecosistema dall'inquinamento da microplastiche in mare
L’inquinamento da microplastiche in mare ha effetti devastanti sull’ecosistema marino. Le particelle di plastica infatti vengono ingerite da organismi marini di ogni livello della catena alimentare, dai plancton ai grandi predatori. Questo comporta non solo problemi fisici, come l’ostruzione del tratto digestivo, ma anche tossicologici, poiché le microplastiche possono assorbire e trasportare sostanze chimiche nocive.
Inoltre, le microplastiche possono alterare l’equilibrio degli ecosistemi marini, compromettendo la biodiversità e riducendo la capacità degli oceani di fungere da serbatoio di carbonio.
Tutti questi effetti dati dall’inquinamento da microplastiche in mare si riflettono poi sull’uomo che consuma prodotti inevitabilmente inquinati.
Come vengono analizzate le microplastiche in laboratorio?
L’inquinamento di microplastiche in mare viene studiato nei laboratori di oceanografia e biologia marina, dove i ricercatori analizzano campioni d’acqua e organismi marini per comprendere la diffusione, l’accumulo e gli effetti di queste particelle sull’ecosistema.
Per effettuare le loro analisi i ricercatori prelevano ed analizzano in laboratorio i campioni d’acqua e i sedimenti marini. Il primo passaggio consiste nella separazione delle particelle mediante filtrazione e centrifugazione. Le centrifughe utilizzate in questo processo permettono di separare le microplastiche dai campioni organici e minerali con precisione ed efficienza.
Oltre all’acqua e ai sedimenti, i ricercatori esaminano anche organismi marini, come molluschi, pesci e plancton, per valutare il livello di ingestione delle microplastiche e i potenziali effetti sulla salute degli animali. I risultati di queste indagini aiutano a tracciare le fonti dell’inquinamento, a comprendere il trasporto delle microplastiche nelle correnti marine e a valutare l’impatto sugli ecosistemi.
Strumenti da laboratorio per studiare le microplastiche
L’analisi delle microplastiche in mare richiede l’impiego di strumenti da laboratorio avanzati, tra cui:
- Filtri a membrana: Utilizzati per trattenere le particelle durante la filtrazione dei campioni d’acqua.
- Centrifughe: Essenziali per separare le microplastiche da altre componenti presenti nei campioni.
- Bilance analitiche: Necessarie per misurare con precisione la massa delle particelle raccolte.
- Spettrometri FTIR e Raman: Utilizzati per identificare la composizione chimica delle microplastiche attraverso l’analisi spettroscopica.
Grazie a queste tecnologie, i ricercatori possono quantificare e classificare le microplastiche presenti nei mari, contribuendo a sviluppare strategie per ridurre l’inquinamento e proteggere l’ecosistema marino.